
«Per fare una cosa del genere ci vuole un uomo.»
Preferisci ascoltarla? Ascolta la storia di Nellie – 6 min
Nel 1888, in una redazione di New York, una giovane giornalista propose un’idea che sembrava uscita da un romanzo: fare il giro del mondo più velocemente di Phileas Fogg, il protagonista di Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne.
La risposta non fu esattamente entusiasta.
Una donna non poteva viaggiare da sola. Avrebbe avuto bisogno di un accompagnatore, di troppi bagagli, di troppo tempo per prepararsi. E poi non parlava tutte le lingue che avrebbe incontrato.
La giornalista ascoltò le obiezioni e rispose, più o meno, così: mandate pure un uomo. Io partirò lo stesso giorno per un altro giornale e arriverò prima di lui.
Si chiamava Nellie Bly. E quando pronunciò quelle parole aveva ventiquattro anni.
Una borsa, un vestito, il mondo intero
Nellie Bly non era il suo vero nome. Era nata Elizabeth Jane Cochran, in Pennsylvania, e aveva cominciato a fare la giornalista dopo aver letto un articolo che sosteneva che il posto delle donne fosse in casa. Le era sembrata un’affermazione talmente assurda da meritare una risposta. Quella risposta, scritta con una tale energia da attirare l’attenzione del direttore, le aveva aperto le porte di una redazione.
Non era però il tipo di giornalista che si accontentava di scrivere dalla scrivania.
Per raccontare come venivano trattate le donne considerate malate di mente, si era fatta ricoverare sotto falsa identità nel manicomio di Blackwell’s Island. Ne era uscita dieci giorni dopo con un’inchiesta sulle condizioni delle pazienti che aveva provocato indignazione e contribuito a ottenere maggiori finanziamenti per l’istituto.
Insomma, quando propose di attraversare il pianeta, aveva già dimostrato di essere capace di entrare in posti da cui altri giornalisti preferivano tenersi alla larga.
Ci volle quasi un anno prima che il giornale accettasse la sua idea. Poi, all’improvviso, arrivò il momento.
Il 14 novembre 1889, Nellie Bly salì a bordo del piroscafo Augusta Victoria, in partenza da Hoboken, nel New Jersey.
Aveva venticinque anni, un biglietto per attraversare il mondo e un bagaglio che lasciò tutti increduli: una sola piccola borsa da viaggio.
Niente bauli. Niente guardaroba per ogni clima. Niente accompagnatore.
Portava il vestito che aveva addosso, qualche indumento di ricambio, oggetti essenziali e il denaro necessario per il viaggio. Aveva deciso che ogni minuto perso a occuparsi dei bagagli sarebbe stato un minuto regalato a Phileas Fogg.
Il personaggio di Verne aveva impiegato ottanta giorni. Lei voleva fare meglio.
E il cronometro era già partito.
Il mondo non aspettava Nellie
Nellie attraversò l’Atlantico, raggiunse l’Inghilterra e poi la Francia. Qui fece una deviazione che, per chi stava correndo contro il tempo, sembrava quasi una follia: andò ad Amiens per incontrare Jules Verne.
Immagina la scena. Una giovane giornalista americana si presenta a casa dell’uomo che ha inventato il viaggio che lei sta tentando di battere. Lui le mostra una carta geografica e segue con interesse il percorso che ha scelto. Lei gli racconta che spera di completarlo in settantacinque giorni.
Verne le augura di riuscirci.
Poi Nellie riparte. Italia, Canale di Suez, Asia. Navi da prendere, coincidenze da non perdere, ritardi che possono rovinare tutto. A differenza di Phileas Fogg, non può contare su un autore che le sistemi il calendario.
E mentre lei attraversa il mondo, a New York succede qualcosa di imprevisto.
Il suo giornale, il New York World, trasforma il viaggio in un evento nazionale. Pubblica aggiornamenti sul percorso e organizza un concorso in cui i lettori devono indovinare il tempo esatto del suo arrivo. Arrivano quasi un milione di pronostici.
Ma c’è un’altra sorpresa.
Un’altra donna sta facendo il giro del mondo. E sta cercando di batterla.
Si chiama Elizabeth Bisland, lavora per la rivista Cosmopolitan ed è partita da New York lo stesso giorno di Nellie, viaggiando nella direzione opposta.
Nellie è diventata, senza saperlo all’inizio, la protagonista di una corsa a due.
Due giornaliste, due rotte, due redazioni che aspettano notizie. E un intero paese che segue il viaggio come si seguirebbe una gara sportiva.
Il dettaglio che mi piace di più è questo: l’impresa era stata inizialmente giudicata inadatta a una donna. E alla fine le persone che stavano cercando di battere il record erano due donne.
Settantadue giorni
Quando Nellie raggiunge San Francisco, il viaggio non è ancora finito. Deve attraversare gli Stati Uniti per tornare sulla costa orientale e un ritardo della nave ha complicato i suoi piani.
Il New York World organizza un treno speciale per accelerare l’ultima parte del percorso. La notizia del suo passaggio la precede. Lungo la ferrovia ci sono persone che aspettano di vederla, salutarla, assistere almeno per un momento a quella corsa straordinaria.
Il 25 gennaio 1890, Nellie Bly arriva a Jersey City.
Il cronometro si ferma su un tempo che il giornale riporta con una precisione quasi teatrale:
72 giorni, 6 ore, 11 minuti e 14 secondi.
Ha battuto Phileas Fogg di quasi otto giorni.
Ha attraversato oceani e continenti con una piccola borsa. Ha incontrato l’autore del romanzo che l’aveva ispirata. Ha trasformato un viaggio in un evento seguito da un paese intero.
Ed è tornata prima di Elizabeth Bisland.
Il giorno dopo il suo arrivo, il giornale pubblica perfino un gioco da tavolo dedicato al suo giro del mondo. Nellie Bly è diventata un personaggio popolare, ma questa volta il personaggio non è stato inventato da un romanziere.
È una donna vera.
E il viaggio è soltanto uno dei capitoli della sua vita.
ANCORA UNA STORIA?
Se sei arrivato fin qui perché qualcuno ti ha mandato questa storia, potresti essere anche tu una persona irrimediabilmente curiosa.
Una volta alla settimana racconto una storia che vale la pena conoscere. Da leggere o ascoltare.
La prossima arriva domenica.


