“Quella volta che incontrai uno straniero alto e bruno!” – IV Puntata – “Uno sguardo inequivocabile”

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Doveva aver fatto il giro della casa. Un brivido mi attraversò la spina dorsale. Giacomo era geloso ma non lo ammetteva e quindi metteva in atto delle rappresaglie poco simpatiche per sfogare la sua rabbia.
Conoscevo quel tono e devo dire che non mi sentivo per niente a mio agio. Ora il problema era…cosa aveva sentito esattamente?
“Giacomo!” esclamai, “quando ti fermi un attimo che stamattina non ci siamo neanche salutati?” e così dicendo mi avvicinai a lui. Mi sollevai un pochino sulle punte dei piedi per baciarlo ma lui mi afferrò con una certa forza il braccio e mi tenne a distanza.
“Che c’è?” feci io, con un’aria un po’ scocciata.
“Che c’è?” mi rispose lui con un tono gelido, “lo chiedo a te, cosa c’è?”
Cercai di guardarlo con l’aria più innocente di questo mondo, sguardo tipo Bambi-davanti-al-cacciatore-che-sta-per-sparargli, ma lui non mollava la stretta e mi fissava con un’aria terribile.
Pensai rapidamente a tutte le cose che avevo detto in sequenza. Poi, l’illuminazione.
“È un segreto tra me e Renzo, dai…” partii attaccando lievemente.
“Tu mi nascondi qualcosa e non mi piaci per niente in questo momento, hai capito?!”
Mamma mia. Era veramente alterato. Continuai con la mia strategia.
“Guarda che non è niente che ti riguardi…e mi stai facendo male al braccio!”
Allentò la stretta e io presi coraggio. Passai quindi alle maniere morbide.
“Sei proprio un ficcanaso sai? E va bene, se ne fai una questione di vita o di morte te lo dico. Scusa Renzo, glielo dico, sennò si immagina scenari da soap opera di infimo livello”.
Mi girai verso Renzo che fino a quel momento era stato a guardare la scena senza osare fiatare. Gli lanciai un’occhiata come per dire “reggimi il gioco o ti ammazzo” e poi, proseguii dritta e sicura verso la meta.
“Allora, il segreto è che quel ragazzo, come si chiama…ah, sì, Francesco, beh, secondo Renzo è completamente gay e pare che ci abbia anche provato. Capito adesso? Gli stavo dicendo di tenersi tutto per sé visto che non mi sembra un argomento da pubblico dibattimento…tutto qui.”
Lo guardai fisso negli occhi con l’aria ingenua di quella anche un po’ seccata da tanta invadenza fuori luogo e aspettai. Tra pochi istanti avrei scoperto esattamente se aveva sentito tutta la conversazione oppure no. Giacomo mi guardò, poi guardò Renzo, sempre con lo sguardo da sfinge e alla fine cambiò completamente espressione.
“Ancora con queste storie? Renzo! Secondo te sono tutti gay!”
“Lui lo è, lo è!”
Renzo era entrato nel ruolo. “Dovevi vedere che sguardi mi lanciava…anzi, adesso ti racconto tutto e mi dici cosa ne pensi, eh?”
Che genio il mio amico!! La minaccia di confessioni tra uomini era perfetta per Giacomo che infatti, come da copione, bofonchiò qualcosa tipo “va beh, va beh, magari dopo”.
“Ok. Vado, controllo, getto ami e poi vediamo se non avevo ragione!” rispose Renzo e subito ne approfittò per svignarsela.
Scoppiai in una risata liberatoria e finalmente salutai decentemente il mio fidanzato con un lungo bacio appassionato.
“Sei geloso allora…”, gli sussurrai ancora abbracciata a lui.
“Geloso io? Ma figurati! È… è solo che conosco quel modo di fare che hai avuto da quando ti sei alzata e non mi piace. Le bugie non mi piacciono e neanche i sotterfugi”.
“Perché? Che comportamento ho avuto?”
Allora si vedeva così tanto?
“Sfuggente amore, sfuggente”.
Mi guardò ancora per un secondo con quello sguardo freddo e indagatore e sentii il solito brividino lungo la spina dorsale. Lo guardai meglio e capii che se l’avessi perso…no. Non volevo neanche pensare lontanamente a una cosa del genere. Gli sorrisi, lo baciai e gli dissi con un sorrisetto “sarà…ma per me sei geloso.”
“Tutto bene qui?”
Marta, che secondo me, aveva già inquadrato la situazione, entrò con delle buste della spesa e le appoggiò sul tavolo.
“Bene, bene”, rispose Giacomo poco convinto. Marta mi lanciò uno sguardo interrogativo.
“Su, dai, muovetevi che la barca è pronta, il tempo è fantastico ed è ora di andare. Dobbiamo portare delle cose per pranzo” disse, tirando fuori dalle buste della spesa un sacco di cose buonissime. Cose buonissime che io non avrei mangiato. Tanto per cominciare non ero particolarmente abbronzata, quindi era da evitare accuratamente l’effetto pancia gonfia proprio davanti a uno come Francesco. Dieta forzata. A oltranza.
“Avete bisogno d’aiuto qui? Sennò vado a preparare le borse”. Giacomo sembrava tornato normale e il pericolo, per il momento, era passato.
“Tranquillo, tranquillo, vai a preparare che qui ci pensiamo noi” e sulle parole di Marta, Giacomo si dileguò, non prima di avermi dato un bacio. Una volta a debita distanza iniziai a fissare Marta con aria disperata. “Marta…” esordii.
Marta era fantastica. Mi capiva al volo. Sapevo che in lei avrei trovato sempre comprensione, complicità e la certezza del silenzio assoluto, anche con mio fratello.
“Si?” disse guardandomi con aria maliziosa. “Che stai combinando? Quella faccia non me la racconta…allora?”
Non risposi direttamente. Non sapevo neanche come articolare quello che mi passava per la testa. Dissi solo, “Ma chi è questo Francesco? Tuo cugino? Ma da che parte? Non ne sapevo niente della sua esistenza! Come mai è qui?”.
“Ahahahaha!” La risata di Marta era sintomo che mi aveva sgamata in pieno.
“Lo sapevo” continuò tra le risate, “lo sapevo!”
“Sapevi cosa?” le risposi.
“È carino eh? Sorpresa, sorpresa!”
Iniziai a ridere anche io più per il nervoso che per altro. Era ufficiale. La cosa mi aveva preso oltre misura. I sintomi c’erano tutti. Sentivo l’adrenalina che mi scorreva a fiumi nelle vene. Era tutto troppo divertente. Mentre ridevo, involontariamente guardai fuori, oltre i vetri socchiusi della porta finestra che dava sul giardino e lo vidi. Mi stava fissando con uno sguardo…uno sguardo che parlava da solo! Si accorse che l’avevo visto e l’espressione passò da quella di Mickey Rourke di Nove settimane e mezzo, scena dello strip per l’esattezza, ad una più innocua stile Hugh Grant in uno qualsiasi dei suoi film. Comunque il succo non cambiava. L’avevo sorpreso! Ora sapevo. Gli piacevo! E non poco. Il cuore iniziava a saltare togliendomi il respiro.

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